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Arte solo Arte
Il Poeta è un ladro di Fuoco. (Rimbaud)
 
 

Scrivere è la mia vita, la Musica la mia essenza.

 

 


 


 

PENSIERI E IMMAGINI

Chi ha coraggio fa anche a meno della reputazione. (Via col vento)

Vince solo chi è convinto di poterlo fare. (Virgilio)

Il destino di cui parli io lo cambio quando voglio! (Naruto)

Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché savio secondo la volontà altrui. (F. Nietzsche)

Il Poeta è un ladro di Fuoco. (Rimbaud)

L'Arte sale tanto più in alto quanto più a fondo la sofferenza ha scavato il cuore. (M. Proust)

Vivi divertendoti, soprattutto nei momenti di difficoltà! (Sana)

Fra l'amore e la musica c'è questa differenza: l'amore non può dare l'idea della musica, la musica può dare l'idea dell'amore. (H. Berlioz)

Possiamo scegliere quello che vogliamo seminare, ma siamo obbligati a mietere quello che abbiamo piantato. (Proverbio cinese)

Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. (A. De Saint-Exupery, Il piccolo principe) 

Per la prima volta nella vita scrivevo per me e non per qualcun altro. Scrivevo per dar fuoco al mondo e consumarmi con lui. Lavoravo tutte le notti fino a crollare esausto. Battevo sulla tastiera fino a quando le dita mi sanguinavano. (C. R. Zafòn)

 

Se per essere saggio sarò costretto a rinunciare a tutto quello in cui credo, preferisco continuare ad essere un folle!! (Naruto)


La letteratura vive solo se si pone degli obiettivi smisurati, anche al di là d'ogni possibilità di realizzazione. (I. Calvino)

Preferisco essere un sognatore tra i più umili con visioni da realizzare, piuttosto che principe di un popolo senza sogni né desideri. (K. Gibran)



Coloro che danzavano erano considerati folli da quelli che non riuscivano a sentire la musica. (A. Monet)

Quando hai una cosa, questa può esserti tolta. Quando tu la dai, l'hai data, e nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre. (J. Joyce)


Non è vero che disponiamo di poco tempo.... Ne gettiamo via molto. La vita, se la sai gestire bene, è lunga. (Seneca)

Non è nelle stelle che è conservato il nostro destino, ma in noi stessi. (W. Shakespeare)

 

Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finirà per pensare a come si è vissuto. (P. Bourget)

Poiché un sognatore è colui che vede la sua strada solo al chiaro di luna, la sua punizione è vedere l'alba prima del resto del mondo. (O. Wilde)

A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato. (J. Morrison)

Non è mai esistito ingegno senza un poco di pazzia. (Seneca)

Chi sogna di giorno sa molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte. (Poe)

...and a new day will dawn for those who stand long and the forests will echo with laughter... (Stairway to Heaven)


 

Guarda le piccole cose, perché un giorno ti volterai e capirai che erano grandi. (Jim Morrison)

 

CULTURA
18 dicembre 2012
L'avventura della Storia Greca

Superba. Questo è l’aggettivo migliore per definirla. È superba la Storia Greca, con tutte quelle meravigliose contraddizioni che i Greci (paradossalmente!) seppero sfruttare per rendersi ancora più grandi; con tutte quelle alleanze e voltafaccia che ti fanno diventare scema perché ne trovi a bizzeffe in una sola pagina; con tutte le isole, e le poleis ioniche, e la cultura, e lo spirito...

Ho imparato moltissimo nel corso della preparazione di questo esame stupendo. Ad esempio il fatto che la precisione geografica e cronologica in storia è davvero fondamentale e che quando riesci – dopo esserti fatta in quattro, chiaro! – a collocare qualsiasi evento nel tempo e nello spazio, e qualunque città o piccola isola sulla carta, allora senti davvero di avere il mondo in mano.

Gli Ateniesi? Che strani gli Ateniesi. Senza di loro non sarebbe mai nata la democrazia, e hanno prodotto milioni di cose, milioni di grandi personalità… Ma cavolo, certo che ne hanno anche combinato! Gli statisti? Giusto salverei Solone e Clistene – anche se Clistene per poco non mi faceva impazzire (finché non ho capito di dover colorare la cartina!) Gli statisti affossatori della democrazia mi sono stati poi veramente sulle balle. Cleone un idiota, Teramene un idiota e mezzo, ma Efialte… Efialte proprio non si regge! E Pericle? La Atene del suo tempo sarà anche stata l’Atene classica per eccellenza, la sua epoca sarà anche stata l’epoca d’oro dell’antichità, ma lui era… boh. Lui è tutto un Boh, per me. Ci devo riflettere. Comunque, molto meglio i “più strateghi che statisti”. Milziade audace fino alla follia (e meno male!), Temistocle l’avrei baciato, e poi c’è Cimone… quanto ho amato Cimone. <3 Peccato che il popolo ateniese fosse così cieco da accusare (persino di medismòs!), ostracizzare e condannare i suoi uomini migliori. Una democrazia per un insieme di stronzi ingrati. Vallo acapire il popolo ateniese. Che poi, cavolo dai, mi spiegate… Perché, perché, perché?! Proprio in Sicilia dovevate andare a concludere la vostra avventura in mare? E come l’avete conclusa poi?! Mica vi hanno davvero battuto! No, vi siete fottuti da soli, terrorizzati da un’eclissi di luna!!! Perché? Perché prima mi fondate tutto un immenso impero attico nel mar Egeo e oltre, e poi mi andate a finire così, in preda alla superstizione?! Non sapevo se ridere o se piangere, alla fine. Però che bello. <3

Ah, dimenticavo: gli Ateniesi erano anche dei bastardi razzisti che credevano la loro polis superiore alle altre e si adoperavano per ideare principi scientifici (!) che lo dimostrassero. Ma come, gli inventori della democrazia?! Yes, proprio loro signori. <3

Gli Spartani, al confronto, erano poveri scemi, degli ingenui coglionazzi che al solo timore di una nuova rivolta messenica se la facevano sotto al punto da cercare non una ma mille volte la pace con le poleis avversarie. Che teneri loro, così chiusi nella loro Laconia, così introversi. Che si facevano trascinare in guerra dalle altre poleis più furbe – la guerra del Peloponneso, quella che ha portato all’eclissi delle poleis, non ci sarebbe mai stata, e Sparta non si sarebbe mai messa contro Atene se non fosse stato per quei bastardi dei Corinzi (<3), e magari dei Megaresi, e magari anche degli Egineti e dei Potideati. Tutta gente che approfittava della forza dell’esercito spartano. Perché, sì, Sparta sul campo era davvero (quasi) imbattibile. Teneri gli Spartani, che nonostante il loro carattere introverso alla fine scelsero più e più volte di proteggere le poleis ioniche contro i Persiani; e che tristezza che alla fine si fecero ingannare da quel bastardo di Artaserse.

E poi dopo? Non bastava questa beffa, no, si fecero pure sconfiggere da Tebe – da TEBE! Da quegli odiosi Tebani – e il loro destino venne segnato proprio da una rivolta messenica, ciò che temevano di più al mondo.

E per quanto riguarda i Tebani? Dei bastardi filopersiani, come avevo sempre pensato. I Tebani erano talmente stronzi che furono i Greci – i Greci e non Alessandro come pensavo io! – a decidere di radere al suolo Tebe! Epaminonda è l’unico tebano che salvo, e non perché era tebano, ma perché era patriota.

Ci sono tantissime belle figure – di strateghi soprattutto – come lo spartano Leonida, o l’ateniese Alcibiade… Mamma mia, che figura affascinante la sua, talmente sfaccettata e complessa che ancora non sono riuscita ad inquadrarlo bene, neppure dopo aver studiato tutta la guerra del Peloponneso.

E poi c’è Alessandro…<3 Alessandro che era davvero l’uomo più eroe, tenero, figo, dolce, romantico, curioso, intelligente del mondo… E, obviously, uno stratega straordinario. Alessandro, l’uomo che interiorizzò la lezione della Libertà greca ancora meglio delle stesse poleis da cui l’aveva appresa. <3

Perché, sì, quella della Libertà è la lezione più importante che i Greci hanno lasciato al mondo.

Certo, c’è tantissimo che affascina di loro: la cultura e lo spirito universale a cui diedero vita pur essendo così divisi; il teatro, la letteratura, la filosofia, le scienze…Avevano già detto tutto loro. E la colonizzazione? Mi ha davvero sconvolto scoprire quante città in tutto il Mediterraneo – dalla Spagna al Vicino Oriente – sono di fondazione greca. Milioni di città, frutto di un’espansione territoriale che mai rispose ad un’autorità centrale, ma fu sempre opera e progettazione di comunità singole. Questo è… straordinario.

Ma la lezione della Libertà lo è ancor di più.

Quanto ho amato le guerre persiane. Non perché ho trascorso del tempo davvero eccessivo a studiare alla perfezione (proprio come uno stratega!) le dinamiche del doppio scontro Termopili-Capo Artemisio + Salamina (con Matteo al telefono e guardando cartine su cartine!), ma perché i Greci fecero qualcosa di allucinante, qualcosa che mette davvero i brividi solo a pensarci.

Quante volte i Greci, nonostante la loro frammentazione politica, nonostante le loro guerre gli uni contro gli altri, decisero di abbandonare le ostilità per unirsi sotto un’unica bandiera e combattere gli assalti dell’Oriente. E, nonostante l’assoluta inferiorità numerica, loro dimostrarono di essere ben più forti dei Persiani in qualcosa di molto più importante della guerra in sé.

E questo è anche il motivo per cui riuscirono a vincere l’Oriente.

Perché i Persiani erano sudditi e mercenari che combattevano per il soldo e la ricompensa del Gran Re, mentre per i Greci era questione di vita e di morte… i Greci combattevano per la Libertà.




permalink | inviato da Ari :) il 18/12/2012 alle 0:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
sentimenti
8 ottobre 2012
25 settembre 2012, Olimpiadi Internazionali di Informatica; Sirmione, Lago di Garda, Italia

Nel gennaio 2011 – e più precisamente nel primo pomeriggio di domenica 23 gennaio 2011 – il ragazzo che il giorno prima era sceso da un aereo per rincontrarmi e cambiarmi la vita, trasformando ufficialmente la nostra amicizia nella più dolce storia d’amore, mi disse una frase. Lo stavo guardando bene mentre la pronunciava, e rimasi profondamente colpita dalla forza insita in quelle sue parole calme e soprattutto in quel suo sguardo indefinibile.

Se ora mi chiedessero cosa effettivamente è successo di tanto importante quel giorno, io risponderei: “Tutto. È successo tutto, quel giorno.” E non mi riferisco al fatto che il 23 gennaio io ho scoperto qual è la tua passione e ho subito desiderato poterti incoraggiare, sostenere e aiutare in ogni modo possibile…No, anche perché queste sono cose che ho sì pensato quel pomeriggio, ma che poi di fatto sono accadute passo passo, giorno per giorno, mentre costruivamo insieme un percorso. Io mi riferisco ad un’altra cosa, un’altra cosa che soltanto ora mi è davvero chiara: quello che mi hai detto quel giorno non era mai stato per te tanto importante come nel momento in cui hai scelto di condividerlo con me e abbiamo iniziato ad affrontarlo insieme, facendolo diventare una cosa, un’avventura, Nostra.

Ed ora durante questa gara – questa gara che non è più una scolastica o una regionale e neppure una nazionale –, ora durante questa gara di livello mondiale, sì, mondiale, io non riesco a pensare ad altro che a come tu possa stare in questo momento; e mi sento così impotente – oh, terribilmente impotente – perché in queste ore così cruciali io posso aiutarti sì con il pensiero, facendoti sentire che sono lì insieme a te nella grande sala della gara, ma per il resto posso solo stare qui a fissare con gli occhi lucidi questa classifica che sullo schermo si aggiorna in automatico. E mentre tengo lo sguardo puntato su di essa, tutto ciò che abbiamo realizzato e fatto insieme finora – e specialmente tutto il percorso che insieme abbiamo costruito, portato avanti ed affrontato sulle Olimpiadi – sembra scorrermi davanti agli occhi.

Quel giovedì 21 aprile 2011 – oh sì, proprio il 21 aprile, proprio il 21 era – quando mi portasti per la prima volta nel cuore di Roma e scoprimmo insieme che avevi superato le fasi regionali con il punteggio massimo. Era sera quando è successo, ed eravamo appena saliti sul tetto dell’Altare della Patria, per ammirare la Città Eterna dall’alto. Non scorderò mai quel momento. Da lì un nuovo inizio, con un nuovo grande obiettivo: le Olimpiadi Nazionali. Mi tornano in mente i giorni d’estate – la nostra prima estate insieme – in Sardegna, quando lavoravamo fianco a fianco e ti chiedevo di poter leggere i problemi di programmazione che ti impegnavi a risolvere con tanta fatica e passione. Ricordo bene come ti osservavo, come mi spiegavi i tuoi ragionamenti e come provavo a incoraggiarti, sostenerti ed aiutarti.

E poi finalmente le Olimpiadi Nazionali, a settembre. Tengo nel cuore tutto di quelle Olimpiadi, perché è stata una delle situazioni più difficili e insieme meravigliose che abbiamo affrontato Noi due. Le emozioni vissute attimo per attimo, il condividere pienamente con te ogni minima oscillazione di stato d’animo, la domanda “Come ti senti?” che riceveva costante risposta: “Come ti senti tu”, l’ansia prima della gara, le parole tue e mie, quel “Dimmi solo che credi in me…”; e poi l’attesa, perché non sapevamo niente del risultato fino alla premiazione, e infine l’Oro… Quella Medaglia, quella meravigliosa Medaglia d’Oro che tu definisti “Nostra”, e le lacrime di gioia, perché l’emozione che ho provato in quel momento io davvero… per davvero Matteo… Io non potrò scordarla mai. Così spaesati ma… così forti siamo stati quella volta. Insieme.

E poi il dopo. Oh, mi luccicano gli occhi. Mi luccicano gli occhi a ricordare le quattro fasi – sparse durante quest’anno – di selezione per le Olimpiadi Internazionali, tutte difficilissime da affrontare, con gare, tensione, sudore, duro lavoro. Forse non avevamo ancora ben chiaro come ci eravamo finiti dentro, né cosa sarebbe successo, ma ignari e spaesati abbiamo sempre continuato. E nel frattempo… Oh, mi tornano in mente le COCI e mi torna in mente – oddio, non riesco più a frenare le lacrime ora – quello ‘stupido’ file che avevo creato su word e in cui inserivo le classifiche delle gare, le valutazioni e le considerazioni sugli atleti, con i colori diversi per ciascuno di loro in modo che avessimo in mente un quadro chiaro di dove dovevi stare più attento; e la mia faccia quando la sera prima dell’ultima gara di selezione, la gara definitiva, mi avevi chiesto di inviartelo. E mi saltano davanti agli occhi i link che mi ero salvata tra i preferiti sul pc – in particolare Ranking e uHunt – dai quali seguivo sempre le tue gare online e visualizzavo in diretta i risultati dei nuovi problemi che risolvevi.

E poi ieri sera, prima che chiudessimo la telefonata e io non riuscivo a parlare, mi si apriva la bocca ma non veniva fuori nemmeno una parola, piangevo e non volevo che lo sentissi, e avrei voluto dirti tutto, tutto ciò che mi passava per la mente e quanto fossi emozionata per il fatto che finalmente sul serio siamo qui – per la gara Internazionale – ma davvero non usciva una sola parola e poi io, donna stoica, che di solito non faccio una protesta né mi lamento in questi casi, quando è arrivato il momento di chiudere perché dovevi consegnare il telefono, mi sono sentita dirti: “No… Aspetta. Aspetta.

Ed ora, ora che la gara è cominciata e io sono qui da sola davanti a questa classifica, qui da sola a fissarla… Oh amore, tu non sai davvero cosa si provi a stare qui davanti dopo tutto, tutto quello che abbiamo fatto per arrivare dove siamo arrivati. Ma ti giuro, il mio unico pensiero in questo momento è Come stai amore mio, come stai… e vorrei dirti tante, tantissime cose, anche se tu già le conosci bene.

Che entrambi non sappiamo esattamente come siamo arrivati fino a questo punto, che sembra incredibile, un sogno, che all’inizio non l’avremmo mai detto né creduto né pensato ma che dopotutto lo sappiamo bene come ci siamo arrivati, oh sì lo sappiamo eccome, e sappiamo bene cosa esattamente ci ha portato fin qui; che credo in te e che sei bravissimo, e intelligente, davvero intelligente, e che sono orgogliosa, profondamente, immensamente orgogliosa di te e di Noi e di dove siamo ora, e che sei dolcissimo e non vedo l’ora di vederti dopo la gara, e che voglio stringerti e abbracciarti e coccolarti; e che ti stimo, e che ti amo, e ancora, ancora, ancora e sempre, che io credo in te, e che questa gara andrà bene perché non può andare altrimenti perché Noi ci abbiamo creduto sul serio, perché ormai davvero ti conosco, perché io – io sola e nessun altro – ti sono stata vicino, ti ho visto lavorare, impegnarti, sudare, e perché dopo tutto questo tempo riesco a vedere chiaramente Chi sei: e so che andrà bene perché tu sei bravissimo e sei intelligente, e perché hai lavorato tanto e perché sei leale, leale e onesto sempre, fino in fondo, e perché sei semplice e umile e perché farcela è quello che ti meriti. Quello che ci meritiamo.

E sappiamo – solo Noi due lo sappiamo – come siamo arrivati fino a qui.

Ma solo una frase ti vorrei dire ora: ce n’è solo una in cui può essere racchiuso tutto questo.

Ti voglio bene; ti voglio infinitamente bene, Matteo.


…A me di matematica in realtà non importa più di tanto. Ma poi ci sono le fasi regionali di informatica, a marzo. E quelle mi darebbe… parecchio fastidio… non passarle, perché so che posso fare bene. 

Come fosse ieri, Domenica, 23 gennaio 2011, Sardegna




permalink | inviato da Ari :) il 8/10/2012 alle 21:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa
sentimenti
23 maggio 2012
Quella foto in cui indossi la camicia...

Adoro simili giornate: pioggia ininterrotta e vento implacabile iniettano in me quella giusta dose di trasognata malinconia che riesce a trasformare un’atmosfera del genere in un ottimo sfondo per riflettere, sognare e… scrivere. Se aggiungiamo poi il fatto che è appena trascorso un altro mese del nostro secondo anno insieme, è chiaro il motivo per cui oggi i miei pensieri si concentrano maggiormente – come al solito in queste occasioni – sui “vecchi tempi”. Mentre ascolto lo scroscio della pioggia (tra l’altro, uno dei rumori che amo di più al mondo), sfoglio lentamente alcune fotografie che avevo inserito in una cartella apposita sul computer: si tratta delle foto che guardavo spesso molti mesi fa, quando la speranza di vederci e di stare insieme cominciava a concretizzarsi ed io tentavo di ricordare nel modo migliore possibile com’eri l’estate prima al mare.

Non sceglievo quasi mai primi piani: quello che mi piaceva guardare di te erano altre cose. Cercavo i dettagli, le piccolezze. Quei particolari solo ed esclusivamente tuoi che avrei poi imparato a conoscere dal vivo e di cui mi stavo già innamorando follemente. Cercavo i gesti, le espressioni particolari del viso; guardavo le mani, il modo in cui prendevi una matita o, che so, il modo in cui mantenevi la tavola da snowboard; studiavo le sottili pieghe dei jeans e delle magliette; osservavo come chinavi il capo; indugiavo sulle tue spalle forti…

E poi le labbra. Una delle cose che ho guardato di più, e in modo più ossessivo, sono le tue labbra. Nonostante ci siano numerose belle fotografie – in cui per esempio sei seduto sul davanzale di una finestra, oppure ti trovi al parco –  avevo la tendenza a guardarne una più spesso delle altre: è la foto in cui indossi la camicia nera. Si tratta di un primo piano rubato e sei bellissimo nella tua semplicità: i ciuffi dei capelli che scendono delicatamente, il lieve accenno di barba, il modo un poco sfuggente in cui guardi l’obiettivo… e le labbra appena socchiuse, catturate in un mezzo sorriso distratto.

Ecco, questa foto suscitava in me un’attrazione superiore rispetto alle altre proprio perché si vedono bene le tue labbra: guardandole potevo sognare meglio di baciarti. E allora le fissavo persa e mi chiedevo e provavo a immaginare come sarebbe stato sentirle sulle mie, come sarebbe stato se realmente fosse accaduta una cosa del genere – mentre incredula mi dicevo: “Ma potrebbe succedere davvero! Lo capisci che potrebbe succedere davvero???” – e come sarebbe stato dolce ed eccitante quel contatto…  

E anche adesso, pur avendo tante foto in cui siamo insieme, quando ho particolare voglia di guardare le tue labbra e pensare a come è bello baciarti, io guardo quella foto… sempre quella foto. E mi sento proprio come le prime volte in cui la guardavo, con l’unica differenza che ora conosco per davvero quella sensazione.

La sto guardando anche in questo momento, mentre penso a quanta voglia ho di sentire le tue labbra sulle mie, magari mentre mi tieni delicatamente il viso con le mani, magari in una delle nostre serate estive silenziose, quando si sente il nostro respiro e nient’altro…




permalink | inviato da Ari :) il 23/5/2012 alle 1:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
DIARI
14 aprile 2012
Problemi tecnici

Come molti frequentatori de “Il Cannocchiale” avranno capito, il ritardo nell’aggiornare il blog è dovuto all’impossibilità di pubblicare dei post (nonché di ricevere commenti e scriverne sui blog altrui) a causa di problemi di funzionamento della piattaforma stessa “Il Cannocchiale”. 

Ho potuto constatare, girando qua e là, che questo è diventato un problema comune al punto che alcuni hanno addirittura cambiato piattaforma, quindi approfitto di questo momento che mi pare buono per pubblicare questo breve post – i precedenti mi venivano cancellati nel momento stesso in cui provavo a pubblicarli.

Mando un abbraccio e un bacione a tutti, in attesa che la piattaforma venga sistemata e i problemi tecnici risolti.

Speriamo al più presto!  




permalink | inviato da Ari :) il 14/4/2012 alle 10:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
sentimenti
14 gennaio 2012
Sono tanto felice che prima eravamo amici…

Ho conosciuto Matteo al mare, nell’estate 2010: lui e la sua famiglia (padre romano, madre in parte sarda, fratello tredicenne) hanno sempre avuto l’abitudine di venire qui in Sardegna per le vacanze e, essendo loro parenti della cugina della mia migliore amica, quell’estate ci siamo ritrovati a trascorrere la gran parte di agosto tutti insieme.

Ricordo ancora il momento in cui ti ho stretto la mano. Eri sorridente e la tua stretta non avrebbe potuto essere più calda e dolce al tempo stesso. Ricordo le passeggiate chilometriche di gruppo, i bagni, i giochi sulla spiaggia, le risate, il cinema, la cena dell’ultima sera. Ricordo ogni momento e sorrido, perché in tutto questo non c’è mai stato un pensiero di più, non ci siamo mai guardati in altro modo se non come amici.

La notte in cui sei ripartito pensavamo tutti che prima di rivederci sarebbe trascorso almeno un anno, se non due… Invece è accaduto l’impensabile.

Io stavo male. Male davvero. E nonostante tu avessi conosciuto soltanto la parte allegra di me, non ho avuto paura di mostrarti quello che avevo dentro in quel momento, quello che mi stava succedendo.

Forse perché tu mi stavi vicino senza alcun secondo scopo. E con una dolcezza impossibile da descrivere. E trattandomi come nessuno mi aveva mai trattata prima.

O forse perché il feeling era troppo forte, anche se non ce ne accorgevamo… Anche se non mi accorgevo ancora che tu potevi trattare in quel modo così dolce solo me, me e nessun’altra.   

E così, nella totale inconsapevolezza e ingenuità, siamo diventati amici per davvero e si è sviluppata tra noi una fiducia cieca che, piano piano e mentre ancora non ce ne rendevamo conto, si è trasformata in un sentimento diverso, un sentimento puro, un sentimento incredibile ma al contempo straordinariamente reale… così reale e forte da travolgere completamente, alla fine, sia noi sia le nostre distanze.

Un anno fa non stavamo ancora insieme ma, consciamente o inconsciamente, la nostra storia era già iniziata.

Un anno fa mancavano otto giorni al nostro incontro all’aeroporto…

Nessuno di noi due sapeva esattamente cosa stavamo facendo: eravamo entrambi troppo travolti da tutto per capire davvero qualcosa. Non capivamo e non sapevamo niente di niente, però sentivamo che era questa l’unica cosa giusta da fare… sentivamo di esserne veramente convinti.  

Quella meravigliosa mattina ero emozionatissima e, specialmente mentre entravo in aeroporto per cercarti, il mio cuore batteva come non aveva mai battuto per nessuno. Non racconterò qui quello che poi è accaduto quando ci siamo visti e siamo corsi l’uno incontro all’altra: ci vorrebbero troppe parole e la maggior parte di esse sarebbe pressoché inutile, perché un momento del genere non può essere descritto né raccontato con vocaboli umani.   

Molte cose sono cambiate da quel primo incontro ad oggi, molto siamo cambiati noi come coppia e di molto si sono evoluti anche il nostro sentimento e il nostro rapporto. In ogni caso, però, l’emozione dell’incontro in aeroporto non è mai mutata: ogni volta che devo rivederti il mio cuore batte sempre nello stesso modo selvaggio e preme contro il petto quasi volesse uscire dal corpo, sentendo quant’è straordinario riuscire a provare una gioia così intensa.

Però beh, quella prima volta… La roba tutta per terra… i miei occhi, umidi, e i tuoi, pieni di dolcezza… le tue mani maschili e delicate… le nostre braccia dolcemente bramose di un calore che solo a vicenda potevamo darci… e poi, l’immensità dei nostri corpi stretti l’uno nell’altro in un abbraccio senza fine, solo il tuo cuore e il mio…  

Ecco, io quella volta non la dimenticherò mai.

È stata una delle emozioni più grandi di tutta la mia vita.

Ti amo Matte… 




permalink | inviato da Ari :) il 14/1/2012 alle 21:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa
sentimenti
19 dicembre 2011
Ma quant'è bello pensare a cosa stava succedendo un anno fa...

Un anno fa ci ero arrivata.

Al punto in cui, se davvero vuoi andare avanti, qualcosa di fondamentale nella tua vita deve cambiare per forza, anche se tu ancora non sei in grado di capirlo.

Ci ero arrivata alla fine di un percorso estenuante, cominciato alcuni anni prima. Un percorso che, lentamente ma inesorabilmente, nel modo più crudele, senza che quasi me ne rendessi conto, mi ha condotto fino al baratro.

Una discesa lenta e terribile, di quelle che da qualche parte senti che la tua vita ti sta sfuggendo di mano ma comunque sembra tutto sotto controllo (forse perché sei ancora in grado di essere allegra); di quelle che sei convinta di poter iniziare a cambiare le cose il giorno dopo, e invece il giorno dopo sei sempre più in basso.

E quando hai raggiunto il fondo, quando più di così non puoi scendere, accade all’improvviso qualcosa che ti apre gli occhi e ti fa capire a che punto sei arrivata, perché tu sei troppo impegnata a voler bene agli altri per rendertene conto. Accade qualcosa che finalmente ti fa crollare addosso in modo definitivo tutto ciò che avevi costruito. Accade che una persona in cui avevi creduto davvero ti distrugge; accade che dopo tutti questi anni il tuo cuore non ce la fa più e, ricevendo il colpo finale, crolla definitivamente.

Poi, come uno scherzo crudele, impazzisce anche nel senso più letterale. Sì, perché il termine impazzito è l’unico che rende davvero l’idea del modo in cui batteva il mio cuore in quel periodo.

Sono giorni… mesi in cui capisci davvero cosa significa non sapere che cazzo fare. Sì, perché niente di tutto ciò che hai scelto, niente di tutto ciò che hai fatto, niente di tutto ciò che hai scritto ha più un senso. E tu non sai veramente – veramente – dove sbattere la testa. Non sai più niente. Sei nel buio completo, in un baratro senza fine. Non sai più davvero che fare, non sai cosa costruire e come costruirlo; non sai quale è la tua meta, perché la verità è che una meta non ce l’hai più, e non ricordi nemmeno per cosa hai lottato finora.

Soltanto il tuo sogno, nonostante tu non sappia più neanche come inseguirlo, è sempre lì. Soltanto lui è rimasto perché è la tua unica certezza e perché vuole darti una base solida da cui partire per risalire, ora che hai perso tutto.

Sì, perché è proprio in questo momento che, seppur ancora disperata e per di più in attesa di un intervento al cuore, ho iniziato a risollevarmi dal precipizio in cui ero sprofondata. 

E c’è una persona che ha avuto un ruolo fondamentale in questo, una persona che è riuscita a tirare fuori da me tutta la forza che pensavo di non avere più.

Sì, è stata una persona.

Una persona… meravigliosa. Un ragazzo d’oro, e un amico dolcissimo. 

Il solo e unico Uomo della mia vita, anche se ancora non lo sapevo.

Matteo




permalink | inviato da Ari :) il 19/12/2011 alle 21:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (14) | Versione per la stampa
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